Catasto italiano

Note storiche (a cura di Pasquale Autunno)

La documentazione catastale riferita al territorio della provincia di Viterbo, è nel suo complesso una delle documentazioni più interessanti che si conserva nell’Archivio di Stato di Viterbo,  per consistenza ed organicità.
L’intera documentazione, cartografica (mappe) e descrittiva (registri partitari, matrici) è stata acquisita dall’Ufficio Tecnico Erariale e dall’Ufficio Distrettuale II. DD. di Viterbo, ed è l’aggiornamento (1855-1875) del Catasto Gregoriano.
Il primo versamento venne effettuato dall’U.T.E. il 20 Dicembre 1976, comprendeva gli ex Distretti censuali di Civitacastellana e Ronciglione, e includeva sia le mappe che i registri. Il 6 Giugno 1986 l’A.S.V. acquisì la cartografia degli altri Distretti: Acquapendente, Montefiascone, Valentano e Viterbo, mentre dall’Ufficio Distrettuale II. DD. il 13 Novembre 1987 ottenne i registri di riferimento, sia dei terreni che dei fabbricati.
Il 13 Marzo 1991 con il versamento delle mappette all’8.000 e 4.000 del Catasto Gregoriano effettuato dall’U.T.E., l’A.S.V. si è arricchito di questa considerevole documentazione, che nella sua completezza fornisce ai ricercatori una fonte documentaria importante ai fini dello studio del territorio.
Il catasto nato come strumento per l’accertamento della proprietà ai fini della contribuzione fiscale, è senza dubbio divenuto nel tempo una fonte ricchissima di dati. Questa documentazione è fondamentale per lo studio del territorio, visto in un ambito più generale legato a tutte quelle componenti che caratterizzano l’assetto del territorio nel suo complesso, da quello politico-economico a quello urbanistico-ambientale.
La fonte catastale, infatti al di là della sua specificità, raccoglie in sé riferimenti ed informazioni che ci permettono di esaminare in dettaglio la distribuzione della proprietà terriera. Questa ha sempre condizionato l’assetto del territorio e tutti quei caratteri sociali ad esso collegati.
Il patrimonio cartografico rispetto ad altre fonti storiografiche è stato fino a qualche tempo fa lasciato in subordine dagli studiosi che hanno indirizzato la loro ricerca su fonti di altro genere. Nèll’evoluzione culturale degli ultimi anni e con l’avvento di nuove tecnologie, si è registrato un diverso approccio degli studiosi verso le fonti cartografiche. Gli Istituti vista la crescente richiesta da parte dell’utenza, si sono indirizzati verso una maggiore organizzazione e valorizzazione di questa documentazione. Gli Archivi di Stato, che provvedono alla conservazione di questa importante fonte, hanno il dovere di provvedere a più incisive iniziative atte a valorizzare o meglio rivitalizzare questo filone della nostra storia. Ed è in questo ambito che si inquadra la collaborazione intrapresa trala Regione Lazio  ela DirezioneGeneraledegli Archivi per la realizzazione di interventi di studio e pubblicazione della documentazione catastale conservata negli Archivi di Stato della  Regione.
La proprietà terriera ha costituito per molti secoli il fondamentale mezzo di produzione della ricchezza, ed il catasto è stato lo strumento primario per l’accertamento ai fini della contribuzione fiscale da parte dello Stato. Non si vuole sicuramente affrontare in queste note  le ragioni di natura tecnica e politica dello strumento catasto ma sicuramente è da rilevare come questo strumento abbia determinato  un processo di rinnovamento della società italiana visto anche sotto l’aspetto di una più equa contribuzione  fiscale. 
Per quanto riguarda l’aspetto storico, il primo vero intervento in prospettiva di un cambiamento sul sistema di imposizione fiscale  riguardante lo Stato Pontificio, fu operato nel 1543 sotto il pontificato di papa Paolo III.  Con la “ Costitutio Pauli PP. III ” il Pontefice ingiunse a tutte le Comunità  il pagamento di un sussidio di 300.000 scudi, da corrispondere entro un triennio proporzionalmente al numero degli abitanti. Questa risulta essere la prima contribuzione generale a carico delle comunità dello Stato Pontificio che sostituì  le varie tasse ordinarie precedenti. Nell’Ottobre del 1611 Papa Paolo V emanò alcune disposizioni migliorative dei catasti compilati dai vari comuni. Ma fu Innocenzo XI che convinto della necessità di migliorare tutta questa materia e rimuovere gli errori precedenti, il 30 Giugno 1681, promulgò un ampio Chirografo dal titolo “Costitutio Ven. Servi Dei Innocenti PP. XI.”. Obbligava a tutti i proprietari dello Stato Pontificio, senza eccezione  compresi gli “ecclesiastici e i privilegiati” a denunciare “la quantità la qualità e l’estimo” dei propri terreni, pena severe sanzioni per le dichiarazioni mendaci, al fine di consentire la costruzione e il riattamento delle strade consolari. Ma non ancora questi interventi risultarono soddisfacenti anche per la frammentarietà propria della struttura amministrativa dello Stato Pontificio,  per le diverse interpretazioni e la discrezionalità delle varie comunità sul sistema della riscossione dei tributi. E fu cosi che nel 1708la SacraCongregazione  degli Sgravi e del Buon Governo sotto il Pontificato di Clemente XI promulgò un editto in cui furono stabiliti le norme generali per l’aggiornamento dei catasti.  Si chiedeva direttamente alle varie comunità di rinnovare i loro catasti sotto forma di “Assegna Giurata”, da aggiornare ogni dieci anni e con la novità di redigere delle mappe di riferimento ed estimi, non più basati sulla semplice denuncia dei diretti interessati ma redatti da periti agrari. Con questi principi si formarono solo i catasti di Ravenna, Cesena, Perugia, Todi, Spoleto e Orvieto. 
Tutte queste modifiche parziali e con regole difforme tra le comunità dello Stato indussero  Papa Pio VI nel 1777 ad emanare un editto con il quale ordinava la compilazione di un nuovo catasto generale ( Catasto Piano ) la cui esecuzione fu affidata alla Congregazione del Buon Governo. Con l’ “istruzione per formare i catastri “ la Sacra Congregazioneimpose a tutti i proprietari comprese chiese, abbazie, monasteri e conventi,  di presentare alla Segreteria Comunicativa le assegne giurate dove andavano elencati i loro possedimenti.La Congregazioneda parte sua dava incarico ai periti  di compilare per ogni territorio una tariffa con valori che gravavano sui terreni, tenendo presente la qualità e l’attività che ricadeva sui terreni stessi. Ma ancora una volta le buone intenzioni e l’impegno profuso per riformare tutta questa materia risultò non rispondente allo scopo. Una delle cause che determinò la inapplicabilità del sistema fu la normativa delle assegne giurate da parte dei possidenti che non sempre risultavano attendibili, inoltre le stime, eseguite a tavolino nelle varie segreterie comunali non riflettevano con omogeneità i valori dei pesi gravanti sui terreni delle comunità. 
La situazione economica amministrativa dello stato si presentava alquanto disastrata e fu così che Papa Pio VII nel tentativo di riorganizzazione e dar maggiore vigore all’economia dello Stato, con il “Motu Proprio” del 6 Luglio 1816 dette avvio ad una fase di riforma amministrativa generale. In questo grande sforzo di riforme e di riammodernamento dell’amministrazione, il Pontefice ordinò per tutto lo Stato Pontificio un nuovo catasto che rispondesse maggiormente alle esigenze dello Stato e nello stesso tempo rimuovesse tutti gli errori delle precedenti riforme.
Nel contempo l’assetto territoriale previsto dalla riforma portò alla costituzione delle Delegazioni di Viterbo, Civitavecchia, Rieti e Frosinone, mentre l’Agro Romano la “ Com’arca” fu unita a quella di Roma.
Questa operazione portò alla costituzione del primo catasto geometrico-particellare attuato nello Stato Pontificio: geometrico in quanto la rappresentazione grafica è la risultanza su mappa di un rilievo topografico planimetrico; particellare, perché ogni porzione contigua di terreno di un fabbricato è indicato con un numero identificativo da cui si risale al nome del possessore.    
Per la misurazione dei fondi fu introdotta la canna quadrata pari a100 metriquadrati, una canna quadrata era divisa in dieci parti (palmi) ogni palmo in dieci once, la tavola quadrata era pari a1000 metriquadrati. Lo strumento per le rilevazioni topografiche utilizzato dai geometri fu la tavoletta pretoriana, fornita di bussola e di diottra a cannocchiale che doveva essere in tutte le sue parti uniforme al campione approvato dall’Ufficio Generale dei Catasti. Con questo sistema viene a cadere l’antica questione della contestazione delle misure, che aveva caratterizzato i precedenti catasti, in quanto con l’ausilio delle mappe, così riprodotte, era più facile calcolare la vera entità superficiale del fondo e quindi risolvere ogni controversia.
Per quanto riguarda l’estimo dei fondi rustici le rendite furono valutate in base alla reale capacità del suolo rispetto alla natura, alla posizione e alla produzione, e quindi al valore reale dei fondi stessi classificati con tabelle tariffali uniformemente redatte per ogni territorio. Questi estimi censuali venivano calcolati detraendo la rendita da tutte le spese di coltivazione e manutenzione e sgravandola dai danni causati da eventi “celesti”.
Per questa operazione fu istituita un apposita commissione chiamata Congregazione dei Catasti affidata alla Presidenza Generale del Censo retta da Monsignor Cesare Guerrieri, tesoriere generale e Presidente della Congregazione dei Catasti.
L’intera operazione fu più lunga e difficile e si prolungò più del previsto, infatti le mappe furono completate nel 1821 e l’estimo fu terminato nel 1835 ed è in questo anno che si ebbe l’attivazione del catasto sotto il Pontificato di Gregorio XVI da cui prese in seguito il nome.
Pertanto le grandi riforme amministrative che lo Stato aveva apportato e i mutamenti politici in atto si ripercosse sull’assetto territoriale e sulla organizzazione e la gestione interna. Il territorio dello Stato fu diviso secondo il modello francese in circoscrizioni che presero il nome di Cancellerie del Censo. Le Cancellerie erano gli uffici periferici competenti per territorio.
Per quanto riguardala Delegazionedi Viterbo le Cancellerie del Censo erano sei così divise:

  • Cancelleria del Censo di Viterbo: Viterbo, Bagnaia, Bassano in Teverina, Bomarzo, Canapina, Grotte santo Stefano, Orte, San Martino, Soriano, Valleranno, Vetralla, Vignanello, Vitorchiano; appodiati: Chia, San Giovanni di Bieda, Mugnano.
  • Cancelleria del Censo di Acquapendente: Acquapendente, Cellere e Pianiano, Farnese, Gradoli, Grotte San Lorenzo, Ischia di Castro, Latera, Onano, Piansano, Procedo, San Lorenzo, Ischia di Castro, Latera, Onano, Piansano, Procedo, San Lorenzo Nuovo, Valentano; appodiati: Torre Alfina, Trevinano e Castellozzo.
  • Cancelleria del Censo di Civita Castellana: Civita Castellana, Bassanello, Calcata, Castel Sant’Elia, Corchiano, Gallese, Nepi, Rignano, Stabbia; appodiati: Borghetto.
  • Cancelleria del censo di Orvieto: Orvieto, e Ville, Allerona e San ABBONDIO, Castel Giorgio, Ficulle, Fabro e San Pietro, Monte Leone, Monte Gabbione, Parrano, Prodo, Sala, San Abbondio, Torre SS. Severo e Martirio, Vicino; appodiati: Monte Ribello, Corsara, Porano, Rota e Castello, Sugano, Titignano, Benano, Castel Viscardo, Monte Rubiaglio, Carnajola, Castel di Ripa, Castel Fiore, Monte Giove, Pornello.
  • Cancelleria del Censo di Montefiascone: Montefiascone, Bagnorea, Bolsena, Capodimonte, Castiglione in Teverina, Celleno, Civitella D’Agliano, Marta, Rocca del Vecce. San Michele; appodiati: Lubriano, Sermugnano, Castel Cellesi, Sipicciano, Graffignano.    
  • Cancelleria del Censo di Ronciglione: Ronciglione, Bassano di Sutri, Barbarano, Capranica di Sutri, Caprarola, Carbognano, Fabbrica, Monterosi, Oriolo, Sutri, Viano.

Intanto l’opera riformatrice che lo Stato apportava  insieme ai mutamenti politici in atto, si ripercuotevano sull’assetto del territorio e sull’organizzazione interna ad esso. In esito a queste trasformazioni nel 1833la Delegazionedi Viterbo perse il territorio  di Orvieto e quello di Civitavecchia a cui facevano capo i comuni di Arlena di Castro, Canino, Cellere, Corneto (Tarquinia), Montalto di Castro, Monteromano,  Piansano, Tessennano e Tuscania.  Con la rivoluzione che portò alla seconda Repubblica Romana (1848-1849) un’altra riforma territoriale ridisegnò l’assetto territoriale unificando nel circondario di Roma le province di Roma e comarca, Orvieto, Viterbo e Civitavecchia. L’area viterbese con l’antico Patrimonio di San Pietro restò per un lungo periodo incluso nel Circondario di Roma anche dopo le campagne militari effettuate dalle truppe italiane dal 1859-1860 con cui si giunse all’unificazione d’Italia.
Con l’annessione all’Italia il territorio dello Stato Pontificio, le ex province papaline confluirono nella Provincia di Roma formata dai circondari di Viterbo, Civitavecchia, Frosinone e Velletri. Ogni circondario venne diviso in mandamenti e quindi ad ogni Istituto Mandamentale facevano capo le strutture amministrative ed in particolar modo gli Uffici Giudiziari. Nel 1875la Presidenzadel Censo, che si era occupata della realizzazione e della gestione del catasto, fu soppressa e le Cancellerie presero il nome di Agenzie delle Imposte e le competenze passarono al Ministero delle Finanze: Direzione Generale dei Catasti. Le Agenzie delle Imposte, furono successivamente denominate Uffici Distrettuali.
Il Regio Decreto del 7 Gennaio 1923 n.17 dispone la revisione generale degli estimi catastali, resa necessaria dal protrarsi nel tempo delle operazioni relative all’aggiornamento del catasto. Il decreto stabiliva la nuova tariffa, che sarebbe stata calcolata in base al reddito domenicale prendendo come riferimento il decennio 1904-1913.
Nel 1938 con il Regio Decreto ( 664/ 10 Maggio 1938 ) vennero fissate le norme relative alla conservazione e all’aggiornamento del catasto, le competenze passarono agli Uffici Tecnici Erariali con l’istituzione degli Uffici Distrettuali.

I Distretti della Provincia di Viterbo che sostituirono le vecchie Cancellerie furono sei, così divisi:

  • Distretto di Acquapendente: con i comuni di Acquapendente ( Torre Alfina e Trevinano) Grotte di Castro, Onano, Procedo, San Lorenzo Nuovo.
  • Distretto di Civita Castellana: con i comuni di Bomarzo (Mugnano), Calcata, Castel S. Elia, Civita Castellana (Borghetto), Corchiano, Fabbrica di Roma, Faleria, Gallese, Monterosi, Nepi, Orte (Bassano in Teverina), Vasanello.
  • Distretto di Montefiascone: con i comuni di Bagnoregio (Castel Cellesi), Bolsena, Capodimonte, Castiglione in Teverina (Sermugnano), Celleno, Civitella d’Agliano (San Michele in Teverina), Graffignano (Sipicciano), Lubriano, Marta, Montefiascone.
  • Distretto di Ronciglione: con i comuni di Barbarano Romano, Bassano di Sutri, Caprinica, Caprarola, Carbognano, Oriolo Romano, Ronciglione, Sutri, Veiano.
  • Distretto di Valentano:  con i comuni di Arlena di Castro, Canino, Cellere, Farnese, Gradoli, Ischia di Castro, Latera, Montalto di Castro, Piansano, Tessennano, Talentano.
  • Distretto di Viterbo: con i comuni di Blera (Civitella Cesi), Canapina, Monteromano, San Giovanni di Bieda, Soriano(Chia), Tarquinia, Tuscanica, Valleranno, Vetralla, Vignanello, Viterbo (Bagnaia, Grotte S. Stefano, San Martino, Roccalvecce), Vitorchiano.

Con decreto del 26 Ottobre 1972 gli Uffici Distrettuali furono aboliti e riuniti in un unico ufficio con sede a Viterbo.