Restauro

Pagina a cura di Rosalba Di Domenico

Nell'ambito delle finalità di un istituto archivistico, sicuramente non ultimo nella scala di priorità, vi è il restauro del materiale conservato, che spesso giunge alla sua  sede definitiva in uno stato di deterioramento più o meno grave a seconda della sensibilità dimostrata nel fronteggiare le aggressioni continue cui è sottoposto con il trascorrere del tempo.

In un'ottica, quindi, di recupero, laddove ancora possibile, ma anche di prevenzione, si esplica l'operato dei laboratori di  legatoria e restauro.

Questo servizio, pur nella consapevolezza dei propri limiti, in termini economici, si pone come obiettivo un controllo continuo dello stato di conservazione della documentazione sia direttamente, sia attraverso le segnalazioni di archivisti o studiosi che, per motivi diversi, ad essa si accostano; pronto ad intervenire programmando gli interventi.

Appare evidente come l'operazione di vigilanza debba essere successiva ad un intervento sull'ambiente ospite teso a renderlo quanto più idoneo alla conservazione. Qualora la documentazione già pervenga in cattive condizioni o si sia deteriorata nonostante gli sforzi nella prevenzione ambientale viene svolta subito un'attenta analisi sulla natura e genesi dei danni presenti - deterioramenti determinati da agenti fisici o biologici, alterazioni di forme e strutture - onde intervenire nel modo opportuno: dalla semplice interposizione di fogli protettivi, effettuata anche all'interno dell'Istituto, alle più accurate operazioni di disinfezione, lavaggi, rinforzi, risarcimenti, ricomposizioni, spianamenti nei limiti di criteri prestabiliti, da effettuarsi presso i laboratori di restauro.

Proprio per non cadere nell'arbitrarietà, 1'attività di restauro si adegua agli orientamenti dettati dal Ministero per i beni e le attività culturali attraverso i propri Istituti specializzati.

In definitiva. come si possono sintetizzare le attività di restauro?  Proviamo ad immaginare un intervento tipo.

Occorre premettere che spesso nei grandi centri si fa uso del restauro meccanico della carta il quale, grazie a sistemi computerizzati, permette di svolgere un lavoro preciso - in particolare nel risarcimento - e veloce. Talvolta, per il particolare stato delle carte, risulta necessario un intervento  di tipo artigianale dove  tutto viene svolto manualmente con l'ausilio di pochi utensili.

Il materiale conservato presso l'Archivio di Stato di Viterbo è riconducibile a poche tipologie, quindi anche le specifiche di intervento sono tali, con poche variazioni legate al suo stato di conservazione. In genere, ma non necessariamente, si parte dallo smontaggio e scucitura del volume per effettuare una prima pulizia a secco con pennelli, spazzole, aghi, bisturi, polveri o gomme che permettono di eliminare gli elementi deterioranti rimasti in superficie.

 L'efficacia di questo primo trattamento è spesso relativa per cui si deve insistere nella pulizia mediante lavaggi per immersione. Senza approfondire troppo il discorso sulla natura dei liquidi utilizzati e delle varie tecniche che, attraverso uno studio della chimica  dei materiali, permettono di bagnare uno scritto antico senza danneggiare inchiostri o fibre, basti qui ricordare il duplice scopo di questa operazione: effettuare una pulizia più accurata e fornire quella sufficiente riserva di alcalinità necessaria a combattere, anche nel tempo, la corrosione degli acidi sviluppati dalla particolare composizione degli inchiostri utilizzati. Questo intervento è tanto utile e necessario quanto aggressivo, per cui all'indebolimento del supporto deve subito seguire una ricollatura e, dove necessita, una velatura.

Si passa poi a curare l'aspetto più esteriore e visibile del lavoro: il risarcimento e il rinforzo. Le competenze di natura chimico-biologiche lasciano il posto all‘abilità manuale del restauratore che, dopo aver scelto tra la varietà delle carte giapponesi deve saper modellare, strappare, scamire, incollare.

E questo percorso, illustrato brevemente, ha termine con le operazioni cui provvede il legatore che, una volta ricomposto il volume come all'origine, elabora la coperta con fine sì estetico ma soprattutto di custodia e protezione, recuperando, laddove possibile, l'originale o confezionandola ex novo a sua somiglianza.